MITI E LEGGENDE SUL PUNTO BANCO, IL MITI E LEGGENDE SUL PUNTO BANCO, IL GIOCO D'AZZARDO PREFERITO DAI CINESI

In origine elitario, in tempi recenti il Punto Banco ha perso questa sua caratteristica, per raggiungere il grande pubblico, con una diffusione davvero capillare nel continente europeo dalla metà degli anni Novanta: i picchi si raggiungono in Francia e soprattutto in Inghilterra, dove è forse il gioco che tuttora riscuote maggior successo nei casinò.

Tra i miti del Punto Banco c'è il forte apprezzamento da parte dei cinesi, da sempre attratti dai giochi di carte – e il Punto Banco è il gioco di carte per eccellenza – che lo praticano moltissimo nelle sale da gioco di tutto il mondo, forse anche per la velocità, la semplicità delle regole e l'aleatorietà che lo contraddistinguono.

Così all'Empire Casinò di Londra, frequentato in genere da clientela prevalentemente orientale,  attorno ai numerosi tavoli di Punto Banco si incontrano giocatori essenzialmente asiatici e di giovane età e infatti i limiti di puntata sono piuttosto bassi.

Al Napoleons Casinò, versione elegante ed esclusiva dell'Empire, sempre nella capitale britannica, si trova comunque un pubblico asiatico, ma essenzialmente benestante e di mezz'età; anche qui ci sono molti tavoli di Punto Banco, con limiti di puntata ben più elevati.

Questo gioco è stato preso di mira da tanti bari ed è stato perciò oggetto di molti tentativi di truffa. Tra le ultime storie sul Punto Banco che vedono protagonisti abili manipolatori c'è la truffa ai tavoli ai danni del Carnival City casino in Sudafrica.

È successo nel 2009, quando tre giocatori cinesi, complici tre dealer della stessa casa da gioco, servendosi di una microcamera posta in un pacchetto di sigarette, catturavano le immagini delle carte estratte, grazie alla lentezza calcolata del dealer, che le faceva passare dando tutto il tempo di riprendere l'immagine in chiaro.

Poi questa veniva trasmessa a un pc collocato in una stanza d'albergo vicina e da lì un complice comunicava le caratteristiche delle carte con un sms ai giocatori al tavolo di Punto Banco. Grazie a questo sistema tecnologico e degno dei migliori film hollywoodiani, la banda riuscì a portare a casa in tre notti circa 3 milioni di rands, pari più o meno a 225.600 euro.

Ma la pacchia durò poco perché furono scoperti: infatti cinque componenti del gruppo di truffatori furono arrestati ad agosto, mentre il sesto poco più tardi e tutti vennero così consegnati alla giustizia.

L'ultima vicenda di questo tipo in ordine di tempo, che si avvia a entrare tra le leggende del Punto Banco e in genere del gioco d'azzardo, coinvolge un grande campione: si tratta di Phil Ivey, il Tiger Woods del poker.

Nell'agosto 2012 Ivey era al Casinò Crockfords di Londra, dove ai tavoli del Punto Banco riuscì a vincere ben 7,3 milioni di euro. La cosa rimase segreta fino a ottobre, quando fu reso noto che il casinò aveva fatto partire delle indagini sulla faccenda, non chiara secondo i responsabili della sala da gioco.

A maggio 2013 infatti il giocatore fece una denuncia contro il Crockfords per il mancato pagamento della vincita ed emerse che la ragione addotta dalla sala da gioco per non aver saldato il dovuto fosse il sospetto di una truffa: Ivey era accompagnato in quel frangente da una donna cinese già estromessa da altri casinò e si ipotizza che proprio lei l'abbia aiutato a identificare alcune carte che mostravano difetti di fabbricazione nel disegno sul dorso.

Di solito infatti le carte usate per il Punto Banco hanno un retro con una fantasia a piccoli rombi e alcune di quelle utilizzate al Crockfords avrebbero mostrato asimmetrie in tale disegno, così da permettere a un occhio esperto di individuare facilmente quelle più importanti nel gioco, cioè il 7, l'8 e il 9 (questa tecnica è detta“edge sorting”).

Ivey ha ammesso l'esistenza di tali imperfezioni e di averne approfittato, una volta riscontrate, per vincere. Se si accertasse che questa incredibile storia sul Punto Banco è vera, ciò lo solleverebbe da responsabilità legali, ma certo sminuirebbe notevolmente la sua immagine di grande giocatore, riducendo molto la sua credibilità.